{"id":4585,"date":"2021-11-12T09:32:06","date_gmt":"2021-11-12T08:32:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ilmeloresidence.it\/?page_id=4585"},"modified":"2023-05-25T15:28:31","modified_gmt":"2023-05-25T14:28:31","slug":"storia-di-el-cordobes-e-serra-li-pozzi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.ilmeloresidence.it\/it\/il-residence\/storia-di-el-cordobes-e-serra-li-pozzi\/","title":{"rendered":"storia di el Cordobes e serra li pozzi"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; admin_label=&#8221;section&#8221; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_row admin_label=&#8221;row&#8221; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; background_size=&#8221;initial&#8221; background_position=&#8221;top_left&#8221; background_repeat=&#8221;repeat&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; custom_padding=&#8221;|||&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; custom_padding__hover=&#8221;|||&#8221;][et_pb_text admin_label=&#8221;Text&#8221; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; background_size=&#8221;initial&#8221; background_position=&#8221;top_left&#8221; background_repeat=&#8221;repeat&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;]<\/p>\n<h2><span style=\"font-weight: 400;\">Anni \u201860\/\u201870: la nascita di Serra li Pozzi nel ricordo di Giovanni Congiatu&#8230;<\/span><\/h2>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">di Emanuele Fancellu<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">D<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">\u2019imprenditori, balli e famosi toreri. C\u2019\u00e8 tutto questo e molto altro dietro<\/span><b> El Cordobes<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, uno dei pi\u00f9 famosi locali da ballo di Porto Torres. Quella balera nacque agli albori del miracolo economico della Sir. Il nascente petrolchimico, facendo affluire migliaia di operai e tecnici dal continente e dal resto dell\u2019isola, trasform\u00f2 in breve tempo un paese di emigranti in un Eldorado dove fermarsi a lavorare e mettere su famiglia. E dove inevitabilmente cercare momenti di svago e divertimento. Al tempo Porto Torres terminava all\u2019altezza del vecchio cimitero, l\u2019area del futuro rione di Serra li Pozzi era lontana dall\u2019abitato. <\/span><b>Ma la storia di El Cordobes \u00e8 inestricabilmente legata a quella di Serra li Pozzi<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. E proprio da qui comincia il suo racconto<\/span><b> Giovanni Congiatu<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, artefice di quella epica intrapresa insieme ai fratelli <\/span><b>Salvatore <\/b><span style=\"font-weight: 400;\">e<\/span><b> Battista Scarpa<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019area in cui sorge l&#8217;odierno quartiere di Serra li Pozzi era propriet\u00e0 di due famiglie <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">&#8211; esordisce Giovanni -. <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Piga, la mamma di Salvatore Bazzoni, era proprietaria della parte alta dove oggi si trova il residence il Melo fino alla Carlo Felice in due mappali separati, sia della parte dove c&#8217;\u00e8 la casa della Contessa, la quale per\u00f2 aveva l&#8217;ingresso nel viottolo delle Vigne, tant\u2019\u00e8 che dove c\u2019\u00e8 l\u2019edicola del rione c&#8217;\u00e8 una parte non costruita allora ingresso della propriet\u00e0 Piga. La Piga aveva venduto gran parte di quei terreni alla Contessa Altobelli. In mezzo s\u2019insinuava un terreno dei Falchi, una famiglia di quattro sorelle ed un fratello, Vittorio, sempre allettato e poi morto. Una di queste quattro sorelle spos\u00f2 un certo Gianuario Spanedda. C&#8217;era gi\u00e0 stata una divisione della propriet\u00e0 e la parte dove oggi c\u2019\u00e8 l\u2019edicola era di Maria, la sorella sposatasi con Spanedda. Era un deserto<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d prosegue Giovanni Congiatu, \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">la sola cosa presente era una casupola di campagna dove abitavano i Loi, in seguito divenuti proprietari del terreno ancor oggi loro. Spanedda aveva alcune vacche e le portava a pascolare. Una mattina arriv\u00f2 l\u00ec un certo Antonico Masia, fratello maggiore del Masia del distributore. Era un uomo gi\u00e0 anziano, in pensione. Viveva a Genova e aveva lavorato nella ristorazione sui transatlantici. Aveva qualche soldo, non tantissimi e, siccome nel 1965 l\u2019unica strada per la nascente zona industriale era la vecchia Carlo Felice, sulla quale passavano tutti i camion che poi attraversavano Corso Vittorio Emanuele, via Ponte Romano ed il ponte stesso, si era messo in testa di costruire lungo la strada un motel, un albergo-ristorante per camionisti. I due passeggiarono presso l&#8217;area in cui sorge l&#8217;odierno Hotel Libyssonis, e parlando in sardo Antonico disse: \u201cho una mezza idea di acquistare un pezzo di terreno\u201d\u2026 \u201cte lo diamo noi!\u201d gli rispose Spanedda. Fecero subito il prezzo, un accordo verbale e andarono insieme dal notaio Maniga. \u201cIo gli ho venduto duemila metri di terreno, ci fa l\u2019atto?\u201d&#8230; \u201coccorre un geometra per fare il frazionamento\u201d rispose il notaio\u201d<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">. Cos\u00ec i due si rivolsero a Giovanni Congiatu. \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Vennero da me e gli proposi il frazionamento corrispondente alla parte non dove c\u2019\u00e8 l\u2019ingresso del Libyssonis, ma quella che d\u00e0 verso l\u2019edicola<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d spiega Giovanni, \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">poi le due parti sono state riunite perch\u00e9 l\u2019altra \u00e8 stata venduta dall\u2019altra sorella<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Di fatto Serra li Pozzi nasce con questo accordo tra Gianuario Spanedda e Masia. \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Quando iniziai a fare questi frazionamenti le altre sorelle Falchi aguzzarono l&#8217;ingegno. Non erano certo ricche, avevano una latteria in via Alfieri di fronte al Piccolo Forno di Corda e questi terreni, ma non rendevano nulla. La pi\u00f9 giovane, signora Antonina, la quale dirigeva il tutto, venne da me dicendomi di volere vendere. Avevamo un quaderno e l\u00ec segnavamo \u201cX ha dato 20mila lire, Y 30\u201d\u2026 li convinsi a lasciare dieci metri per realizzare le strade, altrimenti non si sarebbe potuto accedere ai terreni<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d afferma Giovanni per proseguire: \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">io comprai a prezzo favorevole il terreno dove oggi sorge il Melo allora esteso anche all&#8217;attuale adiacente propriet\u00e0 Scarpa. Allora non c&#8217;era lottizzazione perch\u00e9 questa era una zona agricola ed il Comune non avrebbe fatto alcunch\u00e9. Serra li Pozzi \u00e8 nato abusivamente perch\u00e9 i vari sindaci hanno lasciato fare e solo successivamente \u00e8 stato fatto il piano<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Una prima bozza di progetto del Libyssonis l\u2019ho fatta io per\u00f2 non sono andato avanti perch\u00e9 poi Masia si appoggi\u00f2 a dei parenti di Sassari, i Gavini, costruttori edili che avevano il loro ingegnere. Per cui mi pagarono il dovuto e loro fecero il progetto dando inoltre il nome Libyssonis<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d rivela Giovanni. \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Con l\u2019acquisto di un\u2019altra porzione di terreno poich\u00e9 la prima era insufficiente, venne approvato il progetto e nacque l&#8217;hotel acquistato dopo varie vicende dagli Scarpa<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il quartiere inizia a sorgere. \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Venivano da me e da altri per fare i progetti, ma io ne feci soltanto uno per Duilio Ginatempo, approvato perch\u00e9 aveva pi\u00f9 di 4mila metri di terreno. Anche quello dove sorse El Cordobes fu approvato poich\u00e9 aveva pi\u00f9 di 4mila metri di terreno e non era un\u2019abitazione, mentre tutti gli altri partirono abusivamente ed in seguito vennero sanati. Cos\u00ec nacque Serra li Pozzi<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><span style=\"font-weight: 400;\">Anni \u201870: si balla a&#8230; El Cordobes!<\/span><\/h2>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La nascita di Serra li Pozzi, i tempi della prima discoteca turritana ricordati da Giovanni Congiatu, Vittorio Bellu, il DJ Luciano Di Fraia&#8230;<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">di Emanuele Fancellu<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019idea di aprire una struttura in cui ballare nacque casualmente. Eravamo poco pi\u00f9 che trentenni <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u2013 premette <\/span><b>Giovanni<\/b> <i><span style=\"font-weight: 400;\">-, io ero proprietario del terreno, ed ero socio di Battista Scarpa in alcuni progetti, oltre a essere il suo progettista. Lui era un impresario edile e tra l\u2019altro aveva avviato il progetto dell\u2019Hotel La Casa, dove stavano molti trasfertisti. In via Alessandro Volta avevo un lotto di terreno e glielo vendetti in cambio di due appartamenti, in pi\u00f9 gli cedetti la met\u00e0 del terreno di Serra li Pozzi, quindi ne diventammo comproprietari. Un giorno stavamo andando a Cagliari perch\u00e9 avevamo da fare in Regione e ci dicemmo: \u201cma cosa ne facciamo di quel terreno?\u201d Allora a Porto Torres si ballava solo a Carnevale al cinema, cos\u00ec mi venne questa idea, soci al 50% io e i fratelli Scarpa<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><b>Nascita di El Cordobes.<\/b> <span style=\"font-weight: 400;\">\u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Il locale nacque non senza problemi<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> &#8211; riprende Giovanni &#8211;<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">. La politica locale frappose mille difficolt\u00e0, ma riuscii ad ottenere la concessione edilizia. Inoltre servivano tutte le concessioni della questura di Sassari ed anche in questo caso vi furono diverse contrariet\u00e0 finch\u00e9 un prefetto non si ruppe le scatole della situazione. Avemmo fortuna, pur fra le avversit\u00e0: non potevamo avere la luce e solo alla fine l\u2019Enel ci allacci\u00f2; non potevamo avere un pozzo, pure fondamentale. Lo avevamo fatto scavare col battipalo, arrivati a una decina di metri &#8211; l\u2019acqua si trovava a 50 metri &#8211; arriv\u00f2 da Sassari la magistratura e ci blocc\u00f2. Avevamo gi\u00e0 il locale ma non l\u2019acqua. Come fare? Mi misi d&#8217;accordo con Duilio Ginatempo, era mio cliente. Fatto il progetto, dopo un paio di mesi ricevette minacce.\u00a0 Allora dovemmo comprare un lotto di terreno, poi venduto a Stefano Mannoni, relativamente vicino. Scavato il pozzo costruimmo una condotta e comprammo un motore potente per mandare l\u2019acqua nel serbatoio, rimanendo cos\u00ec finch\u00e9 non pass\u00f2 la condotta. Una guerra!<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d<\/span><\/p>\n<p><b>La struttura. <\/b><span style=\"font-weight: 400;\">\u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Lo stile era simile a quello di Mossa, come le case bianche in Gallura, allora si chiamava stile Mediterraneo. L\u2019abbiamo costruito in blocchetti di cemento<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d dice Giovanni \u201c. <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Era un locale abbastanza lussuoso all\u2019inizio. La strada per arrivarci era tortuosa, per\u00f2 dentro avevamo fatto le cose per bene. C\u2019era una pista esterna con i posti a sedere coperti, si apriva una parete scorrevole e l\u2019orchestrina la poteva vedere e sentire chi ballava all&#8217;esterno e chi all\u2019interno. In pi\u00f9 chi voleva essere pi\u00f9 riservato sentiva la musica anche gi\u00f9. Quindi contemporaneamente si ballava all&#8217;esterno, all\u2019interno e sotto. C\u2019erano tre piste da ballo. Era un localino piccolo, ma noi siamo arrivati a farci entrare 400 persone, oggi ci avrebbero arrestato! Siamo stati i primi a mettere i maniglioni antipanico e tutte queste cose che ti dovevi fare arrivare da fuori perch\u00e9 qua non sapevano neanche cosa fossero! A Milano avevo comprato per 250mila lire un apparecchio elettronico realizzato da un artigiano che trasformava la musica con le luci. Uno strobo, allora non esisteva qua. Lo mettevo vicino ai dischi e le luci si accendevano a secondo dei bassi. Sono partito per un viaggio, era un periodo in cui lo gestiva Battista, e quando sono tornato l\u2019apparecchio si era rotto. Battista, che era un genio dell\u2019elettronica, fece: \u201cvabb\u00e8, abbiamo sistemato tutto, l\u2019abbiamo fatto mettere a posto!\u201d L\u2019insegna dell\u2019hotel La Casa semplicemente si accendeva e spegneva. Aveva fatto sostituire questa cosa adottando lo stesso principio e mi disse: \u201cquesto \u00e8 ancora pi\u00f9 bello!<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d<\/span><\/p>\n<p><b>L\u2019inaugurazione. <\/b><span style=\"font-weight: 400;\">\u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Fissammo il giorno dell&#8217;inaugurazione, ci avevano rilasciato la licenza per gestire il locale pur tra mille difficolt\u00e0, ed avevamo gi\u00e0 invitato tutte le autorit\u00e0 del paese<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> \u2013 riprende Giovanni -. <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">La mattina di quella giornata arrivarono dalla questura e mi ritirarono la licenza, ma inaugurammo lo stesso nonostante tutti gli ostacoli posti anche da chi prima era un amico\u201d. <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">Era il <\/span><b>20 novembre del 1969<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, e Giovanni racconta:<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\"> \u201cvennero in 300, la meglio gente di Porto Torres. Era tutto gratis per tutti, si esib\u00ec Gianni Davis, cantante dei Baronetti<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><b>Successo immediato.<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Addirittura impiantammo una radio superiore come potenza persino a Radio del Golfo, si chiamava Radio del Cordobes. La gestivano dei liceali, ma un giorno chiusi tutto. Mi ero incazzato perch\u00e9 li avevo trovati che ballavano tutti!<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d. \u00c8 uno dei mille aneddoti custoditi per sempre dalle mura di El Cordobes ricordati da Giovanni, il quale riprende a proposito dei primordi: \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">il successo fu immediato<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">. <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Inizialmente, non essendo molto esperti, fissammo il biglietto d\u2019ingresso con annessa consumazione a 800 lire, ma \u00e8 evidente che un whisky pregiato \u00e8 diverso da altre bevande, cos\u00ec in corso d\u2019opera correggemmo questo ed altri errori. A parte il terreno, per costruire il tutto, per le spese d\u2019inaugurazione, gli arredamenti, gli impianti, avevamo speso 18 milioni. Ma solo quattro mesi dopo, a fine carnevale, avevamo gi\u00e0 incassato &#8211; non guadagnato &#8211; 13 milioni! Avevamo tante spese, ma fu un grandissimo successo.<\/span><\/i> <i><span style=\"font-weight: 400;\">La clientela era numerosa, c\u2019erano tanti trasfertisti e molti venivano spesso anche dai paesi vicini. A Carnevale poi si facevano i balli in maschera\u2026 Si riemp\u00ec subito di gente perch\u00e9 a Porto Torres non c\u2019era niente. Gli altri localini sono nati dopo, sulla scia un po&#8217; di questo. Il primo direttore \u00e8 stato un certo Paolo Muner, un ufficiale di Marina triestino messosi in congedo. Ha dei parenti qua. Era molto avanti rispetto ai tempi, scrupoloso e capace di proporre eleganti cocktail e bibite. Ebbero ruoli il fratello di Agostino Di Turco e lo stesso Agostino. Un cameriere \u00e8 stato Stefano Cozzolino, altri di Sassari. Un barista molto bravo che oggi vive a Tempio era un certo Francolino: gli offrimmo di pi\u00f9 e lo portammo via a Giovanni Acciaro dell\u2019Offelleria. Fu il primo barista e siccome era piccolino dovemmo posizionare una pedana dietro il banco!<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d\u00a0<\/span><\/p>\n<p><b>Il nome.<\/b> <span style=\"font-weight: 400;\">\u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">C&#8217;era questo stile spagnolo\u2026 io avevo fatto dei viaggi in Spagna e avevo visto una corrida di Manuel Benitez noto El Cordobes in quanto originario di Cordoba. Mi venne cos\u00ec. \u00c8 il nome di un famoso torero ancora vivente, era molto coraggioso e gli \u00e8 andata sempre bene, affrontava il toro senza paura<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><b>Musica &amp; balli.<\/b> <span style=\"font-weight: 400;\">\u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Qualche volta la musica la mettevo anch\u2019io, ma uno che \u00e8 entrato da ragazzino \u00e8 Luciano Di Fraia. Con Battista avevamo un accordo: \u201cun anno lo gestisco io, un anno tu\u201d. L\u2019anno in cui l\u2019ho gestito io mi facevo aiutare da Vittorio Bellu. Si metteva roba italiana oppure di fuori, quando andavamo in giro in Spagna portavo dischi spagnoli che qua non c\u2019erano, me ne facevo portare da Roma<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> \u2013 dice Giovanni -. <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Eravamo attrezzatissimi, sono spariti tutti cavolo! Avevamo cominciato con i 45 giri, c\u2019erano sempre due piatti. Il primo impianto lo fece uno che c\u2019era all\u2019emiciclo Garibaldi a Sassari, l\u2019altro Paurotto, era famoso a Sassari. Ai th\u00e8 danzanti, nel pomeriggio, o la notte, al sabato e le domeniche si ballavano liscio, twist, alligalli, rock&amp;roll con l\u2019orchestra o coi dj armati di centinaia di 33 e 45 giri. Ogni tanto si invitava qualcuno. Una volta avevamo chiamato una specie di giocoliere argentino, si chiamava Teresito. Questo aveva delle palle piuttosto pesanti e gli diciamo di fare una prova. La fece nel seminterrato e se le sbatte sulla testa, a momenti ci rimaneva! Teresito\u2026Ogni fine serata era annunciata da una sigla, una vecchia canzone spagnola, manco a dirlo intitolata \u201cCordobes<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><b>La fine del periodo d\u2019oro.<\/b> <span style=\"font-weight: 400;\">\u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">C\u2019\u00e8 stato un incendio nel \u201876, salvammo la struttura ma non le parti in legno. Per rimetterlo a posto mi pare spendemmo 16 milioni e l&#8217;assicurazione ci diede solo sei milioni, quindi firmammo un bel po&#8217; di cambiali e ci rimboccammo le maniche: venivo io a lavorare con Salvatore Scarpa, stavamo noi dietro il banco perch\u00e9 continuava a venire gente la domenica. Per un po\u2019 lo gestimmo noi, dopodich\u00e9 di punto in bianco ci fu la questione delle famose domeniche a piedi per via della crisi del Golfo e la domenica qui dovevano venire in macchina. Ci spaventammo e lo demmo in affitto<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d chiosa Giovanni. Da allora, cambi di gestione e periodi meno fortunati. Finch\u00e9 un giorno da Milano \u00e8 tornata Laura, la piccola di casa Congiata, e la struttura ha ripreso vita divenendo un elegante ed ospitale residence. <\/span><b>Il Melo!<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><span style=\"font-weight: 400;\">El Cordobes, il ricordo di Vittorio Bellu<\/span><\/h2>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Quando Giovanni, Battista e Salvatore aprirono il locale ebbero bisogno di un direttore. Si rivolsero ad un ufficiale della Marina che era in Capitaneria di porto a Porto Torres, appena congedatosi perch\u00e9 voleva sposare una ragazza locale. Si chiamava Muner. Rimase neanche un anno e quindi proposero a me la direzione. Accettai di buon grado. Di fatto ho gestito El Cordobes per un paio d&#8217;anni, fino al 1973 pi\u00f9 o meno. Il locale andava a gonfie vele, in Sardegna era quello che lavorava pi\u00f9 di tutti. L&#8217;ho scoperto dopo, lo si deduceva dagli importi settimanalmente versati alla Siae a Sassari. La domenica pomeriggio facevamo anche 500 presenze, arrivavano da tutta la provincia. La parabola discendente inizi\u00f2 quando ad Alghero apr\u00ec il Mampea: Giovanni e gli Scarpa non furono in grado di rinnovarsi, peraltro loro avevano altre attivit\u00e0 prioritarie, e pian piano ci fu il decadimento quando la bella giovent\u00f9 scelse di andare ad Alghero, nonostante provassi ad organizzare qualcosa di diverso. Una sera vidi entrare due si-gnori eleganti. Mi chiesero: \u201cvogliamo parlare col direttore\u201d\u2026 \u201csono io\u201d. Erano venuti appositamente da Roma per capire come mai un lo-cale con i numeri del nostro avesse avuto questo crollo. Glielo spiegai. Ne presero atto. Probabilmente pensavano che non staccassimo pi\u00f9 i biglietti<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d. Parla tutto d&#8217;un fiato <\/span><b>Vittorio Bellu<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> nel ricordare la <\/span><b>parabola di El Cordobes<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Il locale era molto caratteristico, in stile Mediterraneo. C&#8217;erano due sale al chiuso mentre la terza all&#8217;aperto apriva solo d&#8217;estate. C&#8217;era poca illuminazione specie nel seminterrato, dove c&#8217;erano zone simili a priv\u00e8 seppur aperte, e c&#8217;era anche un bar e dei tavolini con poltroncine e servizi. C&#8217;erano delle porte tipo saloon che fungevano da porte di sicurezza. Sulla pista esterna c&#8217;era una specie di pergolato che copriva sia la parte dove c&#8217;erano i tavolini con le poltroncine sia la pista. Anche le porte dei bagni erano tipo quelle dei saloon <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">&#8211; riprende -. <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">\u00a0Abbiamo fatto anche qualche matrimonio, compleanno e festa. Si pagavano 500 lire d\u2019ingresso al pomeriggio con una consumazione gratuita e si poteva bere ci\u00f2 che si voleva.\u00a0 La domenica pomeriggio venivano molti giovanissimi, la sera era tutta un&#8217;altra clientela, molto pi\u00f9 adulta. C&#8217;era una netta differenziazione. D&#8217;estate si apriva tutti i giorni<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Vittorio rivela come per Carnevale si organizzasse il danzante per i bimbi, \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">ma lo spirito non si sentiva come Porto Torres era abituata. Prima si ballava soltanto a Carnevale al cinema Giordo e l&#8217;evento era molto pi\u00f9 sentito, quando abbiamo aperto noi si ballava tutti i giorni. Non circolava assolutamente droga, ogni tanto si invitava l&#8217;orchestrina per proporre qualcosa di diverso. Veniva in particolare un gruppo d&#8217;estate, erano amici di Antonello Accioni e venivano dopo essere stati tutto il giorno al mare, stanchissimi. Durarono poco<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d dice ridendo Vittorio. \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Antonello Accioni era mio cugino, era il barman del Cordobes <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">&#8211; spiega -. <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">L&#8217;avevo ingaggiato io. All\u2019epoca frequentava la Costa Smeralda, con loro c\u2019era anche Mia Martini, al tempo totalmente sconosciuta. Erano ragazzi che giravano e cercavano di barcamenarsi in\u00a0 Costa. In quel gruppo c&#8217;erano anche i gemelli Bussu, uno dei quali \u00e8 diventato un mio dj, e tale Arrigoni, un gran bel ragazzo. Antonello disse che sarebbero venuti, sperava che venissero assunti tutti e quattro, ma potemmo prendere soltanto lui come barman e Bussu come dj. Loro portarono qualcosa di nuovo, erano molto conosciuti nell&#8217;ambiente sassarese e tanta gente li seguiva. Antonello era un tipo particolare, metteva degli stecchi profumati nella sala. All&#8217;epoca non lo faceva nessuno e profumavano l&#8217;ambiente. Si vestiva in modo molto stravagante: aveva i capelli lunghi sulle spalle ed un viso molto affilato, indossava la giacca da barman senza nulla sotto anche d&#8217;inverno, dei pantaloni da cavallerizzo con gli stivali sopra. Era un ragazzo particolare ma a posto<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">A proposito di feste e organizzazioni particolari, Vittorio rivela come abbia ospitato anche una sfilata di moda \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">organizzata da Paola Falchi che aveva un negozio al Corso: ebbe molto successo<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d; la \u201cFesta del Pirata\u201d &#8211; \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">un altro successo straordinario<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d -, e \u201cGli spaghetti a mezzanotte\u201d a proposito dei quali racconta un aneddoto piccante: \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">una notte arrivarono a Porto Torres tutte le mignotte e i magnacci di Sassari, fu una serata molto divertente e loro si comportarono benissimo<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ci fu per\u00f2 anche un episodio molto spiacevole\u2026 \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Gi\u00e0<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d, racconta Vittorio.\u00a0 \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Una sera Giovanni non c\u2019era e stavo per chiudere il locale alle due del mattino. Arrivarono sette balordi da Sorso, uno mise un piede nella porta e mi imped\u00ec di chiuderla. Entrarono dentro e di fatto tennero in ostaggio per un paio d&#8217;ore me e due camerieri. C&#8217;era anche la mia fidanzata ma riuscii a farla scappare via. Chiesero da bere e al momento del conto io sbagliai. Avrei dovuto dire loro \u201coffre la ditta\u201d per farli andare via, ma la loro arroganza mi spinse a dire \u201cquesto \u00e8 il conto\u201d. Cos\u00ec reagirono e lanciarono un bicchiere verso di me, lo scansai e ruppero un po\u2019 di bottiglie. Cercai di divincolarmi, chiesi di soppiatto a Giammario, un aiuto barman prima dell\u2019arrivo di Antonello, di chiamare i carabinieri, ma loro subodoravano la cosa e mi minacciarono pesantemente. Mi spaventai moltissimo. Erano degli avanzi di galera e la stessa notte, dopo avermi detto che sarebbero tornati a farci visita, fecero la stessa cosa a Platamona al bar di Ernesto con conseguenze peggiori. Lessi la cosa sulla Nuova Sardegna il giorno dopo<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d. \u00a0 \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Una volta iniziata la decadenza me ne andai per esigenze lavorative. \u00c8 stato un periodo fantastico e per me di rinascita. Quando mi proposero di fare il direttore ero infatti reduce da due anni internato in ospedale per una lesione polmonare. Quando mi dimisero il primario disse: \u201cdevi fare ogni anno uno o due mesi in montagna\u201d. A Porto Torres ero disoccupato, spossato per il trattamento ricevuto avevo dato le dimissioni da un&#8217;azienda della zona industriale. Come uno stupido. Cos\u00ec accettai la proposta. In discoteca il fumo si tagliava a fette nonostante la presenza di due enormi aspiratori. Dissi: \u201cse non mi ammalo adesso non mi ammalo pi\u00f9\u201d. Ed infatti eccomi qua<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d chiosa con un sorriso Vittorio Bellu.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<h2><span style=\"font-weight: 400;\">\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Luciano Di Fraia, l\u2019esordio a El Cordobes<\/span><\/h2>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Q<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">uando si pensa ad un <\/span><b>dj<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> radiofonico turritano, il primo nome \u00e8 senza dubbio quello di <\/span><b>Luciano Di Fraia<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. Luciano \u00e8 anche un grande animatore di feste in piazza ed \u00e8, soprattutto, uno dei dj pi\u00f9 noti del mitico<\/span><b> El Cordobes<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. Anzi, oggi possiamo dire senza dubbio il pi\u00f9 celebre. El Cordobes per Luciano rappresenta un tuffo nei bei tempi della giovent\u00f9 e, in particolare, l\u2019esordio dietro la consolle. \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Nei primi anni \u201870 ero studente, avr\u00f2 avuto 17 o 18 anni, abitavo in via Balai di fronte all&#8217;edicola. Conoscevo e frequentavo i padroni dell&#8217;hotel La Casa, gli Scarpa, il quartier generale dove stavano parecchi trasfertisti della Sir<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d esordisce Luciano per proseguire: \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">al tempo c\u2019era uno dei pi\u00f9 grandi barman della provincia di Sassari, Antonello Accioni. La moglie di Antonello era la dj di El Cordobes ed in quel periodo era rimasta incinta del secondo figlio. Per cui dovette abdicare e la discoteca cercava un nuovo dj. Mi proposi: \u201cvengo io\u201d<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d. Cos\u00ec inizia l&#8217;avventura dietro i piatti. \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">El Cordobes \u00e8 stata la prima discoteca di Porto Torres e Serra li pozzi ancora non esisteva. Era lontano dalla citt\u00e0, le strade erano fangose d\u2019inverno e polverose d\u2019estate<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> \u2013 afferma il dj -. <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Ma a Porto Torres c\u2019era economia, giravano i soldi e la gente si voleva divertire. Venivano greffe di giovani da Sassari e dall\u2019hinterland, oltre a tanti operai. Ero studente, volevo arrotondare. Si partiva in moto dall\u2019hotel La Casa insieme ad Antonello Accioni e quando si arrivava c\u2019erano gi\u00e0 una ventina di macchine parcheggiate ad aspettarci. Si faceva sempre il pienone. C\u2019erano tre piste da ballo, quella esterna andava fortissimo d\u2019estate, aveva le poltrone ai lati e un canneto a copertura. D\u2019estate si apriva ogni giorno, in inverno solo il sabato e la domenica<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d. Luciano, che si avvia al record di cinquant\u2019anni dietro la consolle, prima di continuare sulla vita della discoteca svela un particolare su s\u00e9 stesso: \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">quando mi proposi, ero digiuno sul mondo dei dj. Allora si usavano LP e 45giri. Lei inizialmente mi faceva la scaletta, mi diceva: \u201cseguimi\u201d. Mi sugger\u00ec di apporre dei colori sui dischi per memorizzare la scaletta ed imparare i titoli. Cos\u00ec pian piano imparai<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">&#8220;.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">A Platamona in estate si ballava al l\u2019hotel Pontinental, frequentato da turisti, specie inglesi, \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">ma l\u00ec si danzava a bordo-piscina, si facevano feste\u00a0 private e si entrava solo con l\u2019invito. Ho fatto il Dj l\u00ec qualche volta<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d rivela Luciano. A Porto Torres prima di El Cordobes si ballava solo a Carnevale al Cinema Giordo, dove andavano il Danzante e il Veglione. Un modello riproposto anche da El Cordobes. \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Si faceva il danzante dalle 18 alle 21, poi ci si fermava un attimo, si pulivano i portacenere e si dava una rassettata generale, nel frattempo andavo a mangiare un boccone al volo all\u2019hotel Libyssonis con Salvatore Scarpa e dalle 22 si riprendeva con il veglione serale fino a notte inoltrata<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d dice Luciano che continua: \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">la clientela era variegata, tanti venivano da fuori. Ad attirarli era solo ed esclusivamente una voglia di sano divertimento, non c&#8217;erano zuffe n\u00e9 droga, al massimo qualche scaramuccia. I periodi di maggiore frequenza erano il carnevale \u00e8 l\u2019estate, quando si organizzavano delle serate a tema in costume col camping Cristina. la musica che andava allora era la dance degli anni 70, i Village people, si ballavano il liscio, la samba, l&#8217;alligalli, il limbo, il rock&#8217;n&#8217;roll, I brani degli anni 60. io ero solo come dj, sono stato uno dei pionieri, e al tempo non si usava la musica dal vivo. una mia caratteristica per\u00f2 \u00e8 sempre stato quello di proporre ad un certo punto della serata i lenti. i lenti piacevano e piacciono, la pista si riempiva. il lento tira sempre. diversi personaggi venivano in vacanza nel nord Sardegna e tra loro conobbi il grande dj di Radio Montecarlo Federico l\u2019Olandese Volante, allora non ancora famosissimo, Il quale frequentava il camping Cristina e veniva a ballare a El Cordobes. \u00c8 stata un\u2019esperienza indimenticabile, la prima volta non si scorda mai<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d.<\/span><\/p>\n<h1><span style=\"font-weight: 400;\">l ricordo di Angelo Acaccia ed Eugenio Cossu<\/span><\/h1>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">A<\/span><span style=\"font-weight: 400;\"> ricordare quella mitica discoteca sono anche due amici del <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Corriere<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, <\/span><b>Angelo Acaccia<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> ed <\/span><b>Eugenio Cossu<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">El Cordobes ha rappresentato per me il periodo pi\u00f9 bello della giovinezza e permetteva di vivere la Porto Torres di quel periodo in tutto il suo splendore e benessere. Lavoravano tutti in citt\u00e0 e chi non lo faceva vuol dire che non aveva voglia di lavorare, le famiglie erano numerose ed il benessere visibile. El Cordobes e tutte le attivit\u00e0 del periodo ne erano la dimostrazione. I soldi li avevamo un po\u2019 tutti, anche da studenti<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d. S\u2019illuminano gli occhi ad Angelo Acaccia: mentre parla di El Cordobes, di fatto regala una fotografia, l\u2019ennesima, di quanto fosse ricca, opulenta ed effervescente Porto Torres negli anni \u201970. \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Inizialmente era un night, si chiamava Night Club El Cordobes, ma ovviamente non era il night come lo si intende oggi<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d<\/span> <span style=\"font-weight: 400;\">spiega Angelo per proseguire: \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">era molto bello perch\u00e9 il pomeriggio dalle 5 alle 8.30 funzionava come discoteca per i giovani, mentre la sera era frequentato da adulti. Si andava al fine settimana. C\u2019\u00e8 stato un periodo a met\u00e0 anni \u201870 con una serie di manifestazioni e serate a tema. Ne ricordo una molto bella organizzata dai turisti del camping Cristina, partecipatissima. Ricordo due amici che lavoravano al bar, Antonello Accioni, bravissimo barman e persona squisita, e Giuseppe Nieddu, poi emigrato a Londra dove ha avviato un&#8217;attivit\u00e0 di successo. In particolare poi ricordo che ci fu una bella sfilata nel 1974 dove sfilai anche io<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Ballavo un twist!<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d attacca ridendo <\/span><b>Eugenio Cossu<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> facendo riferimento alla fotografia in cui danza scatenato in primo piano. \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">El<\/span><\/i> <i><span style=\"font-weight: 400;\">Cordobes \u00e8 stato il punto di riferimento della nostra generazione fin da quando \u00e8 stato aperto<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d dice Eugenio per continuare: \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">prima c\u2019erano il Ciaobella e la Sei giorni del Cinema Giordo, perch\u00e9 quando Battista Scarpa e Giovanni hanno aperto El Cordobes \u00e8 diventato la nostra seconda casa. Era una discoteca dove si stava assieme alle nostre amiche che erano autorizzate a venire. Era un bell&#8217;ambiente, di giovani, molto simpatico e gestito da persone molto serie. Non era permessa la cafonaggine, si andava a ballare in giacca e cravatta, incredibile ai giorni attuali. Si ballavano twist, alligalli, rock\u2019n\u2019roll ma pi\u00f9 di tutti i lenti, la cosa pi\u00f9 importante per fare mooolta amicizia con le nostre amiche!<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">&#8221; scherza Eugenio prima della chiosa: \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">per la prima volta avevamo un locale di cui andare fieri anche nei confronti di Sassari. Era molto conosciuto, un punto di riferimento, ci\u00f2 che manca oggi. La nostra generazione \u00e8 stata la pi\u00f9 fortunata nella storia eterna di Porto Torres perch\u00e9 c\u2019era la sicurezza del lavoro, nessuna citt\u00e0 a parte Cagliari aveva la nostra stessa sicurezza<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section][et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_row _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_gallery gallery_ids=&#8221;4609,4600,4648,4627,4631,4606,4624,4645,4621,4591,4636,4630,4615,4612,4639,4642,4594,4597,4603,4618&#8243; orientation=&#8221;portrait&#8221; show_title_and_caption=&#8221;off&#8221; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][\/et_pb_gallery][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anni \u201860\/\u201870: la nascita di Serra li Pozzi nel ricordo di Giovanni Congiatu&#8230; \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0di Emanuele Fancellu D\u2019imprenditori, balli e famosi toreri. C\u2019\u00e8 tutto questo e molto altro dietro El Cordobes, uno dei pi\u00f9 famosi locali da ballo di Porto Torres. Quella balera nacque agli albori del miracolo economico della Sir. 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C\u2019\u00e8 tutto questo e molto altro dietro<\/span><b> El Cordobes<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, uno dei pi\u00f9 famosi locali da ballo di Porto Torres. Quella balera nacque agli albori del miracolo economico della Sir. Il nascente petrolchimico, facendo affluire migliaia di operai e tecnici dal continente e dal resto dell\u2019isola, trasform\u00f2 in breve tempo un paese di emigranti in un Eldorado dove fermarsi a lavorare e mettere su famiglia. E dove inevitabilmente cercare momenti di svago e divertimento. Al tempo Porto Torres terminava all\u2019altezza del vecchio cimitero, l\u2019area del futuro rione di Serra li Pozzi era lontana dall\u2019abitato. <\/span><b>Ma la storia di El Cordobes \u00e8 inestricabilmente legata a quella di Serra li Pozzi<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. E proprio da qui comincia il suo racconto<\/span><b> Giovanni Congiatu<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, artefice di quella epica intrapresa insieme ai fratelli <\/span><b>Salvatore <\/b><span style=\"font-weight: 400;\">e<\/span><b> Battista Scarpa<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">.\u00a0<\/span><\/p><p><span style=\"font-weight: 400;\">\u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019area in cui sorge l'odierno quartiere di Serra li Pozzi era propriet\u00e0 di due famiglie <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">- esordisce Giovanni -. <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Piga, la mamma di Salvatore Bazzoni, era proprietaria della parte alta dove oggi si trova il residence il Melo fino alla Carlo Felice in due mappali separati, sia della parte dove c'\u00e8 la casa della Contessa, la quale per\u00f2 aveva l'ingresso nel viottolo delle Vigne, tant\u2019\u00e8 che dove c\u2019\u00e8 l\u2019edicola del rione c'\u00e8 una parte non costruita allora ingresso della propriet\u00e0 Piga. La Piga aveva venduto gran parte di quei terreni alla Contessa Altobelli. In mezzo s\u2019insinuava un terreno dei Falchi, una famiglia di quattro sorelle ed un fratello, Vittorio, sempre allettato e poi morto. Una di queste quattro sorelle spos\u00f2 un certo Gianuario Spanedda. C'era gi\u00e0 stata una divisione della propriet\u00e0 e la parte dove oggi c\u2019\u00e8 l\u2019edicola era di Maria, la sorella sposatasi con Spanedda. Era un deserto<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d prosegue Giovanni Congiatu, \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">la sola cosa presente era una casupola di campagna dove abitavano i Loi, in seguito divenuti proprietari del terreno ancor oggi loro. Spanedda aveva alcune vacche e le portava a pascolare. Una mattina arriv\u00f2 l\u00ec un certo Antonico Masia, fratello maggiore del Masia del distributore. Era un uomo gi\u00e0 anziano, in pensione. Viveva a Genova e aveva lavorato nella ristorazione sui transatlantici. Aveva qualche soldo, non tantissimi e, siccome nel 1965 l\u2019unica strada per la nascente zona industriale era la vecchia Carlo Felice, sulla quale passavano tutti i camion che poi attraversavano Corso Vittorio Emanuele, via Ponte Romano ed il ponte stesso, si era messo in testa di costruire lungo la strada un motel, un albergo-ristorante per camionisti. I due passeggiarono presso l'area in cui sorge l'odierno Hotel Libyssonis, e parlando in sardo Antonico disse: \u201cho una mezza idea di acquistare un pezzo di terreno\u201d\u2026 \u201cte lo diamo noi!\u201d gli rispose Spanedda. Fecero subito il prezzo, un accordo verbale e andarono insieme dal notaio Maniga. \u201cIo gli ho venduto duemila metri di terreno, ci fa l\u2019atto?\u201d... \u201coccorre un geometra per fare il frazionamento\u201d rispose il notaio\u201d<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">. Cos\u00ec i due si rivolsero a Giovanni Congiatu. \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Vennero da me e gli proposi il frazionamento corrispondente alla parte non dove c\u2019\u00e8 l\u2019ingresso del Libyssonis, ma quella che d\u00e0 verso l\u2019edicola<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d spiega Giovanni, \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">poi le due parti sono state riunite perch\u00e9 l\u2019altra \u00e8 stata venduta dall\u2019altra sorella<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d.\u00a0<\/span><\/p><p><span style=\"font-weight: 400;\">Di fatto Serra li Pozzi nasce con questo accordo tra Gianuario Spanedda e Masia. \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Quando iniziai a fare questi frazionamenti le altre sorelle Falchi aguzzarono l'ingegno. Non erano certo ricche, avevano una latteria in via Alfieri di fronte al Piccolo Forno di Corda e questi terreni, ma non rendevano nulla. La pi\u00f9 giovane, signora Antonina, la quale dirigeva il tutto, venne da me dicendomi di volere vendere. Avevamo un quaderno e l\u00ec segnavamo \u201cX ha dato 20mila lire, Y 30\u201d\u2026 li convinsi a lasciare dieci metri per realizzare le strade, altrimenti non si sarebbe potuto accedere ai terreni<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d afferma Giovanni per proseguire: \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">io comprai a prezzo favorevole il terreno dove oggi sorge il Melo allora esteso anche all'attuale adiacente propriet\u00e0 Scarpa. Allora non c'era lottizzazione perch\u00e9 questa era una zona agricola ed il Comune non avrebbe fatto alcunch\u00e9. Serra li Pozzi \u00e8 nato abusivamente perch\u00e9 i vari sindaci hanno lasciato fare e solo successivamente \u00e8 stato fatto il piano<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d.<\/span><\/p><p><span style=\"font-weight: 400;\">\u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Una prima bozza di progetto del Libyssonis l\u2019ho fatta io per\u00f2 non sono andato avanti perch\u00e9 poi Masia si appoggi\u00f2 a dei parenti di Sassari, i Gavini, costruttori edili che avevano il loro ingegnere. Per cui mi pagarono il dovuto e loro fecero il progetto dando inoltre il nome Libyssonis<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d rivela Giovanni. \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Con l\u2019acquisto di un\u2019altra porzione di terreno poich\u00e9 la prima era insufficiente, venne approvato il progetto e nacque l'hotel acquistato dopo varie vicende dagli Scarpa<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d.\u00a0<\/span><\/p><p><span style=\"font-weight: 400;\">Il quartiere inizia a sorgere. \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Venivano da me e da altri per fare i progetti, ma io ne feci soltanto uno per Duilio Ginatempo, approvato perch\u00e9 aveva pi\u00f9 di 4mila metri di terreno. Anche quello dove sorse El Cordobes fu approvato poich\u00e9 aveva pi\u00f9 di 4mila metri di terreno e non era un\u2019abitazione, mentre tutti gli altri partirono abusivamente ed in seguito vennero sanati. Cos\u00ec nacque Serra li Pozzi<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d.<\/span><\/p><p>\u00a0<\/p><h2><span style=\"font-weight: 400;\">Anni \u201870: si balla a... El Cordobes!<\/span><\/h2><p><span style=\"font-weight: 400;\">La nascita di Serra li Pozzi, i tempi della prima discoteca turritana ricordati da Giovanni Congiatu, Vittorio Bellu, il DJ Luciano Di Fraia...<\/span><\/p><p><span style=\"font-weight: 400;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">di Emanuele Fancellu<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">\u00a0<\/span><\/p><p><span style=\"font-weight: 400;\">\u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019idea di aprire una struttura in cui ballare nacque casualmente. Eravamo poco pi\u00f9 che trentenni <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u2013 premette <\/span><b>Giovanni<\/b> <i><span style=\"font-weight: 400;\">-, io ero proprietario del terreno, ed ero socio di Battista Scarpa in alcuni progetti, oltre a essere il suo progettista. Lui era un impresario edile e tra l\u2019altro aveva avviato il progetto dell\u2019Hotel La Casa, dove stavano molti trasfertisti. In via Alessandro Volta avevo un lotto di terreno e glielo vendetti in cambio di due appartamenti, in pi\u00f9 gli cedetti la met\u00e0 del terreno di Serra li Pozzi, quindi ne diventammo comproprietari. Un giorno stavamo andando a Cagliari perch\u00e9 avevamo da fare in Regione e ci dicemmo: \u201cma cosa ne facciamo di quel terreno?\u201d Allora a Porto Torres si ballava solo a Carnevale al cinema, cos\u00ec mi venne questa idea, soci al 50% io e i fratelli Scarpa<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d.\u00a0<\/span><\/p><p><b>Nascita di El Cordobes.<\/b> <span style=\"font-weight: 400;\">\u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Il locale nacque non senza problemi<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> - riprende Giovanni -<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">. La politica locale frappose mille difficolt\u00e0, ma riuscii ad ottenere la concessione edilizia. Inoltre servivano tutte le concessioni della questura di Sassari ed anche in questo caso vi furono diverse contrariet\u00e0 finch\u00e9 un prefetto non si ruppe le scatole della situazione. Avemmo fortuna, pur fra le avversit\u00e0: non potevamo avere la luce e solo alla fine l\u2019Enel ci allacci\u00f2; non potevamo avere un pozzo, pure fondamentale. Lo avevamo fatto scavare col battipalo, arrivati a una decina di metri - l\u2019acqua si trovava a 50 metri - arriv\u00f2 da Sassari la magistratura e ci blocc\u00f2. Avevamo gi\u00e0 il locale ma non l\u2019acqua. Come fare? Mi misi d'accordo con Duilio Ginatempo, era mio cliente. Fatto il progetto, dopo un paio di mesi ricevette minacce.\u00a0 Allora dovemmo comprare un lotto di terreno, poi venduto a Stefano Mannoni, relativamente vicino. Scavato il pozzo costruimmo una condotta e comprammo un motore potente per mandare l\u2019acqua nel serbatoio, rimanendo cos\u00ec finch\u00e9 non pass\u00f2 la condotta. Una guerra!<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d<\/span><\/p><p><b>La struttura. <\/b><span style=\"font-weight: 400;\">\u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Lo stile era simile a quello di Mossa, come le case bianche in Gallura, allora si chiamava stile Mediterraneo. L\u2019abbiamo costruito in blocchetti di cemento<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d dice Giovanni \u201c. <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Era un locale abbastanza lussuoso all\u2019inizio. La strada per arrivarci era tortuosa, per\u00f2 dentro avevamo fatto le cose per bene. C\u2019era una pista esterna con i posti a sedere coperti, si apriva una parete scorrevole e l\u2019orchestrina la poteva vedere e sentire chi ballava all'esterno e chi all\u2019interno. In pi\u00f9 chi voleva essere pi\u00f9 riservato sentiva la musica anche gi\u00f9. Quindi contemporaneamente si ballava all'esterno, all\u2019interno e sotto. C\u2019erano tre piste da ballo. Era un localino piccolo, ma noi siamo arrivati a farci entrare 400 persone, oggi ci avrebbero arrestato! Siamo stati i primi a mettere i maniglioni antipanico e tutte queste cose che ti dovevi fare arrivare da fuori perch\u00e9 qua non sapevano neanche cosa fossero! A Milano avevo comprato per 250mila lire un apparecchio elettronico realizzato da un artigiano che trasformava la musica con le luci. Uno strobo, allora non esisteva qua. Lo mettevo vicino ai dischi e le luci si accendevano a secondo dei bassi. Sono partito per un viaggio, era un periodo in cui lo gestiva Battista, e quando sono tornato l\u2019apparecchio si era rotto. Battista, che era un genio dell\u2019elettronica, fece: \u201cvabb\u00e8, abbiamo sistemato tutto, l\u2019abbiamo fatto mettere a posto!\u201d L\u2019insegna dell\u2019hotel La Casa semplicemente si accendeva e spegneva. Aveva fatto sostituire questa cosa adottando lo stesso principio e mi disse: \u201cquesto \u00e8 ancora pi\u00f9 bello!<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d<\/span><\/p><p><b>L\u2019inaugurazione. <\/b><span style=\"font-weight: 400;\">\u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Fissammo il giorno dell'inaugurazione, ci avevano rilasciato la licenza per gestire il locale pur tra mille difficolt\u00e0, ed avevamo gi\u00e0 invitato tutte le autorit\u00e0 del paese<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> \u2013 riprende Giovanni -. <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">La mattina di quella giornata arrivarono dalla questura e mi ritirarono la licenza, ma inaugurammo lo stesso nonostante tutti gli ostacoli posti anche da chi prima era un amico\u201d. <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">Era il <\/span><b>20 novembre del 1969<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, e Giovanni racconta:<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\"> \u201cvennero in 300, la meglio gente di Porto Torres. Era tutto gratis per tutti, si esib\u00ec Gianni Davis, cantante dei Baronetti<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d.\u00a0<\/span><\/p><p><b>Successo immediato.<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Addirittura impiantammo una radio superiore come potenza persino a Radio del Golfo, si chiamava Radio del Cordobes. La gestivano dei liceali, ma un giorno chiusi tutto. Mi ero incazzato perch\u00e9 li avevo trovati che ballavano tutti!<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d. \u00c8 uno dei mille aneddoti custoditi per sempre dalle mura di El Cordobes ricordati da Giovanni, il quale riprende a proposito dei primordi: \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">il successo fu immediato<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">. <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Inizialmente, non essendo molto esperti, fissammo il biglietto d\u2019ingresso con annessa consumazione a 800 lire, ma \u00e8 evidente che un whisky pregiato \u00e8 diverso da altre bevande, cos\u00ec in corso d\u2019opera correggemmo questo ed altri errori. A parte il terreno, per costruire il tutto, per le spese d\u2019inaugurazione, gli arredamenti, gli impianti, avevamo speso 18 milioni. Ma solo quattro mesi dopo, a fine carnevale, avevamo gi\u00e0 incassato - non guadagnato - 13 milioni! Avevamo tante spese, ma fu un grandissimo successo.<\/span><\/i> <i><span style=\"font-weight: 400;\">La clientela era numerosa, c\u2019erano tanti trasfertisti e molti venivano spesso anche dai paesi vicini. A Carnevale poi si facevano i balli in maschera\u2026 Si riemp\u00ec subito di gente perch\u00e9 a Porto Torres non c\u2019era niente. Gli altri localini sono nati dopo, sulla scia un po' di questo. Il primo direttore \u00e8 stato un certo Paolo Muner, un ufficiale di Marina triestino messosi in congedo. Ha dei parenti qua. Era molto avanti rispetto ai tempi, scrupoloso e capace di proporre eleganti cocktail e bibite. Ebbero ruoli il fratello di Agostino Di Turco e lo stesso Agostino. Un cameriere \u00e8 stato Stefano Cozzolino, altri di Sassari. Un barista molto bravo che oggi vive a Tempio era un certo Francolino: gli offrimmo di pi\u00f9 e lo portammo via a Giovanni Acciaro dell\u2019Offelleria. Fu il primo barista e siccome era piccolino dovemmo posizionare una pedana dietro il banco!<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d\u00a0<\/span><\/p><p><b>Il nome.<\/b> <span style=\"font-weight: 400;\">\u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">C'era questo stile spagnolo\u2026 io avevo fatto dei viaggi in Spagna e avevo visto una corrida di Manuel Benitez noto El Cordobes in quanto originario di Cordoba. Mi venne cos\u00ec. \u00c8 il nome di un famoso torero ancora vivente, era molto coraggioso e gli \u00e8 andata sempre bene, affrontava il toro senza paura<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d.\u00a0<\/span><\/p><p><b>Musica & balli.<\/b> <span style=\"font-weight: 400;\">\u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Qualche volta la musica la mettevo anch\u2019io, ma uno che \u00e8 entrato da ragazzino \u00e8 Luciano Di Fraia. Con Battista avevamo un accordo: \u201cun anno lo gestisco io, un anno tu\u201d. L\u2019anno in cui l\u2019ho gestito io mi facevo aiutare da Vittorio Bellu. Si metteva roba italiana oppure di fuori, quando andavamo in giro in Spagna portavo dischi spagnoli che qua non c\u2019erano, me ne facevo portare da Roma<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> \u2013 dice Giovanni -. <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Eravamo attrezzatissimi, sono spariti tutti cavolo! Avevamo cominciato con i 45 giri, c\u2019erano sempre due piatti. Il primo impianto lo fece uno che c\u2019era all\u2019emiciclo Garibaldi a Sassari, l\u2019altro Paurotto, era famoso a Sassari. Ai th\u00e8 danzanti, nel pomeriggio, o la notte, al sabato e le domeniche si ballavano liscio, twist, alligalli, rock&roll con l\u2019orchestra o coi dj armati di centinaia di 33 e 45 giri. Ogni tanto si invitava qualcuno. Una volta avevamo chiamato una specie di giocoliere argentino, si chiamava Teresito. Questo aveva delle palle piuttosto pesanti e gli diciamo di fare una prova. La fece nel seminterrato e se le sbatte sulla testa, a momenti ci rimaneva! Teresito\u2026Ogni fine serata era annunciata da una sigla, una vecchia canzone spagnola, manco a dirlo intitolata \u201cCordobes<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d.\u00a0<\/span><\/p><p><b>La fine del periodo d\u2019oro.<\/b> <span style=\"font-weight: 400;\">\u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">C\u2019\u00e8 stato un incendio nel \u201876, salvammo la struttura ma non le parti in legno. Per rimetterlo a posto mi pare spendemmo 16 milioni e l'assicurazione ci diede solo sei milioni, quindi firmammo un bel po' di cambiali e ci rimboccammo le maniche: venivo io a lavorare con Salvatore Scarpa, stavamo noi dietro il banco perch\u00e9 continuava a venire gente la domenica. Per un po\u2019 lo gestimmo noi, dopodich\u00e9 di punto in bianco ci fu la questione delle famose domeniche a piedi per via della crisi del Golfo e la domenica qui dovevano venire in macchina. Ci spaventammo e lo demmo in affitto<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d chiosa Giovanni. Da allora, cambi di gestione e periodi meno fortunati. Finch\u00e9 un giorno da Milano \u00e8 tornata Laura, la piccola di casa Congiata, e la struttura ha ripreso vita divenendo un elegante ed ospitale residence. <\/span><b>Il Melo!<\/b><\/p><p>\u00a0<\/p><h2><span style=\"font-weight: 400;\">El Cordobes, il ricordo di Vittorio Bellu<\/span><\/h2><p><span style=\"font-weight: 400;\">\u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Quando Giovanni, Battista e Salvatore aprirono il locale ebbero bisogno di un direttore. Si rivolsero ad un ufficiale della Marina che era in Capitaneria di porto a Porto Torres, appena congedatosi perch\u00e9 voleva sposare una ragazza locale. Si chiamava Muner. Rimase neanche un anno e quindi proposero a me la direzione. Accettai di buon grado. Di fatto ho gestito El Cordobes per un paio d'anni, fino al 1973 pi\u00f9 o meno. Il locale andava a gonfie vele, in Sardegna era quello che lavorava pi\u00f9 di tutti. L'ho scoperto dopo, lo si deduceva dagli importi settimanalmente versati alla Siae a Sassari. La domenica pomeriggio facevamo anche 500 presenze, arrivavano da tutta la provincia. La parabola discendente inizi\u00f2 quando ad Alghero apr\u00ec il Mampea: Giovanni e gli Scarpa non furono in grado di rinnovarsi, peraltro loro avevano altre attivit\u00e0 prioritarie, e pian piano ci fu il decadimento quando la bella giovent\u00f9 scelse di andare ad Alghero, nonostante provassi ad organizzare qualcosa di diverso. Una sera vidi entrare due si-gnori eleganti. Mi chiesero: \u201cvogliamo parlare col direttore\u201d\u2026 \u201csono io\u201d. Erano venuti appositamente da Roma per capire come mai un lo-cale con i numeri del nostro avesse avuto questo crollo. Glielo spiegai. Ne presero atto. Probabilmente pensavano che non staccassimo pi\u00f9 i biglietti<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d. Parla tutto d'un fiato <\/span><b>Vittorio Bellu<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> nel ricordare la <\/span><b>parabola di El Cordobes<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Il locale era molto caratteristico, in stile Mediterraneo. C'erano due sale al chiuso mentre la terza all'aperto apriva solo d'estate. C'era poca illuminazione specie nel seminterrato, dove c'erano zone simili a priv\u00e8 seppur aperte, e c'era anche un bar e dei tavolini con poltroncine e servizi. C'erano delle porte tipo saloon che fungevano da porte di sicurezza. Sulla pista esterna c'era una specie di pergolato che copriva sia la parte dove c'erano i tavolini con le poltroncine sia la pista. Anche le porte dei bagni erano tipo quelle dei saloon <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">- riprende -. <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">\u00a0Abbiamo fatto anche qualche matrimonio, compleanno e festa. Si pagavano 500 lire d\u2019ingresso al pomeriggio con una consumazione gratuita e si poteva bere ci\u00f2 che si voleva.\u00a0 La domenica pomeriggio venivano molti giovanissimi, la sera era tutta un'altra clientela, molto pi\u00f9 adulta. C'era una netta differenziazione. D'estate si apriva tutti i giorni<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d.\u00a0<\/span><\/p><p><span style=\"font-weight: 400;\">Vittorio rivela come per Carnevale si organizzasse il danzante per i bimbi, \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">ma lo spirito non si sentiva come Porto Torres era abituata. Prima si ballava soltanto a Carnevale al cinema Giordo e l'evento era molto pi\u00f9 sentito, quando abbiamo aperto noi si ballava tutti i giorni. Non circolava assolutamente droga, ogni tanto si invitava l'orchestrina per proporre qualcosa di diverso. Veniva in particolare un gruppo d'estate, erano amici di Antonello Accioni e venivano dopo essere stati tutto il giorno al mare, stanchissimi. Durarono poco<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d dice ridendo Vittorio. \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Antonello Accioni era mio cugino, era il barman del Cordobes <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">- spiega -. <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">L'avevo ingaggiato io. All\u2019epoca frequentava la Costa Smeralda, con loro c\u2019era anche Mia Martini, al tempo totalmente sconosciuta. Erano ragazzi che giravano e cercavano di barcamenarsi in\u00a0 Costa. In quel gruppo c'erano anche i gemelli Bussu, uno dei quali \u00e8 diventato un mio dj, e tale Arrigoni, un gran bel ragazzo. Antonello disse che sarebbero venuti, sperava che venissero assunti tutti e quattro, ma potemmo prendere soltanto lui come barman e Bussu come dj. Loro portarono qualcosa di nuovo, erano molto conosciuti nell'ambiente sassarese e tanta gente li seguiva. Antonello era un tipo particolare, metteva degli stecchi profumati nella sala. All'epoca non lo faceva nessuno e profumavano l'ambiente. Si vestiva in modo molto stravagante: aveva i capelli lunghi sulle spalle ed un viso molto affilato, indossava la giacca da barman senza nulla sotto anche d'inverno, dei pantaloni da cavallerizzo con gli stivali sopra. Era un ragazzo particolare ma a posto<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d.\u00a0<\/span><\/p><p><span style=\"font-weight: 400;\">A proposito di feste e organizzazioni particolari, Vittorio rivela come abbia ospitato anche una sfilata di moda \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">organizzata da Paola Falchi che aveva un negozio al Corso: ebbe molto successo<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d; la \u201cFesta del Pirata\u201d - \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">un altro successo straordinario<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d -, e \u201cGli spaghetti a mezzanotte\u201d a proposito dei quali racconta un aneddoto piccante: \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">una notte arrivarono a Porto Torres tutte le mignotte e i magnacci di Sassari, fu una serata molto divertente e loro si comportarono benissimo<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d.\u00a0<\/span><\/p><p><span style=\"font-weight: 400;\">Ci fu per\u00f2 anche un episodio molto spiacevole\u2026 \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Gi\u00e0<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d, racconta Vittorio.\u00a0 \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Una sera Giovanni non c\u2019era e stavo per chiudere il locale alle due del mattino. Arrivarono sette balordi da Sorso, uno mise un piede nella porta e mi imped\u00ec di chiuderla. Entrarono dentro e di fatto tennero in ostaggio per un paio d'ore me e due camerieri. C'era anche la mia fidanzata ma riuscii a farla scappare via. Chiesero da bere e al momento del conto io sbagliai. Avrei dovuto dire loro \u201coffre la ditta\u201d per farli andare via, ma la loro arroganza mi spinse a dire \u201cquesto \u00e8 il conto\u201d. Cos\u00ec reagirono e lanciarono un bicchiere verso di me, lo scansai e ruppero un po\u2019 di bottiglie. Cercai di divincolarmi, chiesi di soppiatto a Giammario, un aiuto barman prima dell\u2019arrivo di Antonello, di chiamare i carabinieri, ma loro subodoravano la cosa e mi minacciarono pesantemente. Mi spaventai moltissimo. Erano degli avanzi di galera e la stessa notte, dopo avermi detto che sarebbero tornati a farci visita, fecero la stessa cosa a Platamona al bar di Ernesto con conseguenze peggiori. Lessi la cosa sulla Nuova Sardegna il giorno dopo<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d. \u00a0 \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Una volta iniziata la decadenza me ne andai per esigenze lavorative. \u00c8 stato un periodo fantastico e per me di rinascita. Quando mi proposero di fare il direttore ero infatti reduce da due anni internato in ospedale per una lesione polmonare. Quando mi dimisero il primario disse: \u201cdevi fare ogni anno uno o due mesi in montagna\u201d. A Porto Torres ero disoccupato, spossato per il trattamento ricevuto avevo dato le dimissioni da un'azienda della zona industriale. Come uno stupido. Cos\u00ec accettai la proposta. In discoteca il fumo si tagliava a fette nonostante la presenza di due enormi aspiratori. Dissi: \u201cse non mi ammalo adesso non mi ammalo pi\u00f9\u201d. Ed infatti eccomi qua<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d chiosa con un sorriso Vittorio Bellu.<\/span><\/p><p><span style=\"font-weight: 400;\">\u00a0<\/span><\/p><h2><span style=\"font-weight: 400;\">\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Luciano Di Fraia, l\u2019esordio a El Cordobes<\/span><\/h2><p><span style=\"font-weight: 400;\">Q<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">uando si pensa ad un <\/span><b>dj<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> radiofonico turritano, il primo nome \u00e8 senza dubbio quello di <\/span><b>Luciano Di Fraia<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. Luciano \u00e8 anche un grande animatore di feste in piazza ed \u00e8, soprattutto, uno dei dj pi\u00f9 noti del mitico<\/span><b> El Cordobes<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. Anzi, oggi possiamo dire senza dubbio il pi\u00f9 celebre. El Cordobes per Luciano rappresenta un tuffo nei bei tempi della giovent\u00f9 e, in particolare, l\u2019esordio dietro la consolle. \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Nei primi anni \u201870 ero studente, avr\u00f2 avuto 17 o 18 anni, abitavo in via Balai di fronte all'edicola. Conoscevo e frequentavo i padroni dell'hotel La Casa, gli Scarpa, il quartier generale dove stavano parecchi trasfertisti della Sir<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d esordisce Luciano per proseguire: \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">al tempo c\u2019era uno dei pi\u00f9 grandi barman della provincia di Sassari, Antonello Accioni. La moglie di Antonello era la dj di El Cordobes ed in quel periodo era rimasta incinta del secondo figlio. Per cui dovette abdicare e la discoteca cercava un nuovo dj. Mi proposi: \u201cvengo io\u201d<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d. Cos\u00ec inizia l'avventura dietro i piatti. \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">El Cordobes \u00e8 stata la prima discoteca di Porto Torres e Serra li pozzi ancora non esisteva. Era lontano dalla citt\u00e0, le strade erano fangose d\u2019inverno e polverose d\u2019estate<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> \u2013 afferma il dj -. <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Ma a Porto Torres c\u2019era economia, giravano i soldi e la gente si voleva divertire. Venivano greffe di giovani da Sassari e dall\u2019hinterland, oltre a tanti operai. Ero studente, volevo arrotondare. Si partiva in moto dall\u2019hotel La Casa insieme ad Antonello Accioni e quando si arrivava c\u2019erano gi\u00e0 una ventina di macchine parcheggiate ad aspettarci. Si faceva sempre il pienone. C\u2019erano tre piste da ballo, quella esterna andava fortissimo d\u2019estate, aveva le poltrone ai lati e un canneto a copertura. D\u2019estate si apriva ogni giorno, in inverno solo il sabato e la domenica<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d. Luciano, che si avvia al record di cinquant\u2019anni dietro la consolle, prima di continuare sulla vita della discoteca svela un particolare su s\u00e9 stesso: \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">quando mi proposi, ero digiuno sul mondo dei dj. Allora si usavano LP e 45giri. Lei inizialmente mi faceva la scaletta, mi diceva: \u201cseguimi\u201d. Mi sugger\u00ec di apporre dei colori sui dischi per memorizzare la scaletta ed imparare i titoli. Cos\u00ec pian piano imparai<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\".\u00a0<\/span><\/p><p><span style=\"font-weight: 400;\">A Platamona in estate si ballava al l\u2019hotel Pontinental, frequentato da turisti, specie inglesi, \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">ma l\u00ec si danzava a bordo-piscina, si facevano feste\u00a0 private e si entrava solo con l\u2019invito. Ho fatto il Dj l\u00ec qualche volta<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d rivela Luciano. A Porto Torres prima di El Cordobes si ballava solo a Carnevale al Cinema Giordo, dove andavano il Danzante e il Veglione. Un modello riproposto anche da El Cordobes. \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Si faceva il danzante dalle 18 alle 21, poi ci si fermava un attimo, si pulivano i portacenere e si dava una rassettata generale, nel frattempo andavo a mangiare un boccone al volo all\u2019hotel Libyssonis con Salvatore Scarpa e dalle 22 si riprendeva con il veglione serale fino a notte inoltrata<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d dice Luciano che continua: \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">la clientela era variegata, tanti venivano da fuori. Ad attirarli era solo ed esclusivamente una voglia di sano divertimento, non c'erano zuffe n\u00e9 droga, al massimo qualche scaramuccia. I periodi di maggiore frequenza erano il carnevale \u00e8 l\u2019estate, quando si organizzavano delle serate a tema in costume col camping Cristina. la musica che andava allora era la dance degli anni 70, i Village people, si ballavano il liscio, la samba, l'alligalli, il limbo, il rock'n'roll, I brani degli anni 60. io ero solo come dj, sono stato uno dei pionieri, e al tempo non si usava la musica dal vivo. una mia caratteristica per\u00f2 \u00e8 sempre stato quello di proporre ad un certo punto della serata i lenti. i lenti piacevano e piacciono, la pista si riempiva. il lento tira sempre. diversi personaggi venivano in vacanza nel nord Sardegna e tra loro conobbi il grande dj di Radio Montecarlo Federico l\u2019Olandese Volante, allora non ancora famosissimo, Il quale frequentava il camping Cristina e veniva a ballare a El Cordobes. \u00c8 stata un\u2019esperienza indimenticabile, la prima volta non si scorda mai<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d.<\/span><\/p><h1><span style=\"font-weight: 400;\">l ricordo di Angelo Acaccia ed Eugenio Cossu<\/span><\/h1><p><span style=\"font-weight: 400;\">A<\/span><span style=\"font-weight: 400;\"> ricordare quella mitica discoteca sono anche due amici del <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Corriere<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, <\/span><b>Angelo Acaccia<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> ed <\/span><b>Eugenio Cossu<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">El Cordobes ha rappresentato per me il periodo pi\u00f9 bello della giovinezza e permetteva di vivere la Porto Torres di quel periodo in tutto il suo splendore e benessere. Lavoravano tutti in citt\u00e0 e chi non lo faceva vuol dire che non aveva voglia di lavorare, le famiglie erano numerose ed il benessere visibile. El Cordobes e tutte le attivit\u00e0 del periodo ne erano la dimostrazione. I soldi li avevamo un po\u2019 tutti, anche da studenti<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d. S\u2019illuminano gli occhi ad Angelo Acaccia: mentre parla di El Cordobes, di fatto regala una fotografia, l\u2019ennesima, di quanto fosse ricca, opulenta ed effervescente Porto Torres negli anni \u201970. \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Inizialmente era un night, si chiamava Night Club El Cordobes, ma ovviamente non era il night come lo si intende oggi<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d<\/span> <span style=\"font-weight: 400;\">spiega Angelo per proseguire: \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">era molto bello perch\u00e9 il pomeriggio dalle 5 alle 8.30 funzionava come discoteca per i giovani, mentre la sera era frequentato da adulti. Si andava al fine settimana. C\u2019\u00e8 stato un periodo a met\u00e0 anni \u201870 con una serie di manifestazioni e serate a tema. Ne ricordo una molto bella organizzata dai turisti del camping Cristina, partecipatissima. Ricordo due amici che lavoravano al bar, Antonello Accioni, bravissimo barman e persona squisita, e Giuseppe Nieddu, poi emigrato a Londra dove ha avviato un'attivit\u00e0 di successo. In particolare poi ricordo che ci fu una bella sfilata nel 1974 dove sfilai anche io<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d.<\/span><\/p><p><span style=\"font-weight: 400;\">\u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Ballavo un twist!<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d attacca ridendo <\/span><b>Eugenio Cossu<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> facendo riferimento alla fotografia in cui danza scatenato in primo piano. \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">El<\/span><\/i> <i><span style=\"font-weight: 400;\">Cordobes \u00e8 stato il punto di riferimento della nostra generazione fin da quando \u00e8 stato aperto<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d dice Eugenio per continuare: \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">prima c\u2019erano il Ciaobella e la Sei giorni del Cinema Giordo, perch\u00e9 quando Battista Scarpa e Giovanni hanno aperto El Cordobes \u00e8 diventato la nostra seconda casa. Era una discoteca dove si stava assieme alle nostre amiche che erano autorizzate a venire. Era un bell'ambiente, di giovani, molto simpatico e gestito da persone molto serie. Non era permessa la cafonaggine, si andava a ballare in giacca e cravatta, incredibile ai giorni attuali. Si ballavano twist, alligalli, rock\u2019n\u2019roll ma pi\u00f9 di tutti i lenti, la cosa pi\u00f9 importante per fare mooolta amicizia con le nostre amiche!<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\" scherza Eugenio prima della chiosa: \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">per la prima volta avevamo un locale di cui andare fieri anche nei confronti di Sassari. Era molto conosciuto, un punto di riferimento, ci\u00f2 che manca oggi. La nostra generazione \u00e8 stata la pi\u00f9 fortunata nella storia eterna di Porto Torres perch\u00e9 c\u2019era la sicurezza del lavoro, nessuna citt\u00e0 a parte Cagliari aveva la nostra stessa sicurezza<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d.<\/span><\/p><p><span style=\"font-weight: 400;\">\u00a0<\/span><\/p>","_et_gb_content_width":"","footnotes":""},"class_list":["post-4585","page","type-page","status-publish","hentry"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.8 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>storia di el Cordobes e serra li pozzi - Il Melo Residence a Porto Torres<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.ilmeloresidence.it\/it\/il-residence\/storia-di-el-cordobes-e-serra-li-pozzi\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"storia di el Cordobes e serra li pozzi - Il Melo Residence a Porto Torres\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Anni \u201860\/\u201870: la nascita di Serra li Pozzi nel ricordo di Giovanni Congiatu... \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0di Emanuele Fancellu D\u2019imprenditori, balli e famosi toreri. C\u2019\u00e8 tutto questo e molto altro dietro El Cordobes, uno dei pi\u00f9 famosi locali da ballo di Porto Torres. Quella balera nacque agli albori del miracolo economico della Sir. 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